Il Poema del Melograno

domenica 27 agosto

» Posted on ago 22, 2017 in Eventi

Domenica 27 agosto dalle ore 20

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“Il poema del melograno”

poesia, musica e ritmi della danza araba


opera poetica dedicata alla danza orientale
di Giarmando Dimarti
traduzione di Nesrine Besbes

I testi verranno interpretati dall’attore e regista Vincenzo Di Bonaventura e dalla voce di Yacine Boufra.

 

Raccontare la cronaca con la poesia. Entrare nelle pieghe della storia con i versi. Raggiungere gli angoli più remoti dell’animo con parole dense.

Questo è Giarmando Dimarti, personaggio eclettico, già dal nome. Poeta, insegnante, scrittore, amante di teatro e di musica, marito e padre. A Giarmando non piace la superficie. Lo affascinano le profondità. Non si trova bene nel banale. Scava e cerca il significato. Gli eventi non capitano a caso. Lui cerca le radici.

 

DimartiGiarmando Dimarti è nato a Porto San Giorgio. Oggi vive a Grottammare. Laureato in lettere moderne all’Università di Urbino ha insegnato a lungo materia letterarie e latino al Liceo scientifico “Onesti” di Fermo. Attualmente (ma lo era già stato) è Direttore della Biblioteca Civica “Gino Pieri” di Porto San Giorgio. Ha scritto numerosi volumi di poesie. E’ apprezzato regista e sceneggiatore. Nel 1986 ha ricevuto all’Amministrazione comunale sangiorgese un premio per l’impegno in campo teatrale. E’ anche autore di testi per canzoni tra cui alcune per il gruppo di ricerca e canto popolare “La Macina”. Numerosi i riconoscimenti avuti. (da Ritratti: Giarmando Dimarti di A. Leoni)

 

intervista al poeta, regista e sceneggiatore Giarmando Dimarti di Carlo Gentili

 

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intervista di Alceo Lucidi
Dialogo con Vincenzo Di Bonaventura, inarrivabile attore solista

 

 

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   Il vento s’è impigliato all’orizzonte, scriverebbe Dimarti pennellando l’atmosfera di questa sospesa sera d’agosto. Cielo profondo sopra gli alberi, quiete stelle lontane, giardino antico di terrazze e gradini impervi che si fa arabo negli aromi di cous cous e di tè speziato servito con gesto d’arabesco, e nella voce calda del giovane Yacine in severa galabeya che in arabo legge le poesie di Giarmando. Tornerà fra poco alla sua Itaca nel deserto, alla famiglia, lui arrivato dal mare come tanti. Poi sarà di nuovo qui, Yacine (mi chiamo anche Ahmed, come quasi tutti gli arabi), a questo “scrigno dell’amore, dell’accoglienza, della cultura” – così Di Bonaventura definisce il luogo nato dalla passione di Stefania e di Euro – e da qui riprenderà il non facile viaggio della sua vita.

       Il Poema del Melograno, inedita meraviglia che nel marzo dedicato alla Poesia sfoglieremo con a fronte l’araba traduzione di Nesrine Besbes, è il frutto carnoso di agguerrita dolcezza maturato nel poeta dalla “attentività testimoniale” (Di Bonaventura) per l’universo di colore, di danza e di suono – suoni stupiti fragranti – di quella cultura antica: prismatica e polposa, complessa e succosa come il melograno che ne è simbolo “carico di sole ed essenze”.

  P1030252     Granada e Palermo ne sono i confini: lo apre la “melograna di Spagna”, che ha il frutto del paradiso musulmano nel nome e nello stemma, moresca città di sapienza e cultura non piegata alla feroce Reconquista cristiana, spezzata infine da oscurantismo e violenza di sovrani cattolicissimi; lo chiude Palermo, scrigno medievale di poeti arabo-siculi, in fuga come Ibn Hamdis col suo diwan di versi d’amore per la patria perduta, di struggimento per un nostos mai realizzato (Sono stato cacciato da un paradiso, come posso io darne notizia?).

       Al Melograno il poeta rivolge domande, curioso del riposto segreto di quelle danze d’Oriente che custodiscono sontuose messi e frutti sonori; il Melograno risponde al poeta, e lo fa dando voce agli Strumenti – squittire rapido di uccelli, sapori di nettare e di mirra – poi ai Ritmi – percorso lungo del Nilo, arcobaleni accovacciati, beduino ritmo raccolto  –  poi alla Danza – alcove odorose di cinnamono, fervore accecante del giorno, i sette colori dei sette veli di Salomè, chiarezza di luce danzante per l’Antipa, e l’ingombrante testa del Battista…

 

      “Avevo dimenticato la nostra musica, i nostri ritmi, la nostra danza” scrive a Giarmando la traduttrice Nesrine, e il poema di Dimarti è questo, nel nostro tempo miope e feroce: è folgorazione che scopre “l’anima despiritualizzata dell’uomo” (Di B.) perché “ristare ammarati è la più atroce sconfitta” e “solo dalla speranza rigermina un alabastro di salvezza”. Nella grande idea di recupero dell’uomo che pervade la poesia di Dimarti – commenta l’attore – sentiamo l’eco di quell’impensabile “…continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo” consegnatoci da Anna Frank.

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       Lo sguardo di Giarmando sull’artista scopre cose che l’artista stesso non conosce: così, poco prima, sull’altissima poesia di Dimarti – degna dei più grandi del Novecento – argomentava Di Bonaventura, i cui spettacoli sono ogni volta contenitori inesauribili, lezioni magistrali di letteratura e teatro, di storia e poesia, di lingua e dialetto, di tradizioni popolari e di potente classicità. 

       Lezioni che possono di colpo farsi giullarate: come quando si accende, stasera, il ricordo di una cena nella casa marchigiana dell’elettricista nativo di Casablanca, autore del sapiente impianto d’illuminazione nel suo ora dismesso Teatro Aikot da 27 posti in via Fileni (“con le assi e tavole del palcoscenico farò la mia bara”, ride l’attore): la giunonica madre in elegante hijab che cucina il delizioso menu arabo, e la conversazione fitta e cortesissima con lei che ovvio parla arabo e Vincenzo no ma capisce tutto anche i più sofisticati culinari tecnicismi, riprodotta in imperdibile grammelot degno del miglior Dario Fo.

       Noi aficionados lo sappiamo, che quelli di Vincenzo sono sempre due spettacoli, e anche più, in uno…

              29 agosto 2017                                                Sara Di Giuseppe

 

 

Le serate sono riservate esclusivamente ai soci. All’ingresso si può fare l’iscrizione, la tessera per il 2017 è di € 10
(Per ogni serata è richiesto un contributo di € 10 – Il contributo non viene richiesto quando gli ospiti arrivano per la prima volta e si iscrivono alla fondazione. (ingresso gratuito per i bambini fino a 15 anni)
In luglio e agosto gli eventi si svolgeranno prevalentemente in giardino, dal tramonto in poi, dopo il momento conviviale con assaggi di cucina naturale. in caso di maltempo ci incontreremo nelle sale e nel teatro della fondazione.
Per chi volesse fermarsi a dormire la Rosa Scarlatta mette a disposizione ai soci i suoi appartamenti al prezzo di € 50 a camera.


Per una buona organizzazione vi preghiamo di confermare la vostra graditissima presenza.
per info.: Stefania 3289669039   info@diversoinverso.it
https://www.facebook.com/groups/418351791529610/

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